Alcuni dubbi Fiat–Governo

9 AGO 20
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Ma veramente, in caso di sconfitta al voto referendario, Marchionne chiude gli stabilimenti e se ne va? Se è vero che una vittoria di Fiat e di quei lavoratori che intenderanno aderire a "Fabbrica Italia" può aprire scenari nuovi nei rapporti interni tra mondo industriale e sindacale, ed al contempo dare un segnale di rinnovamento per il mondo della finanza e dei possibili investimenti di capitale provenienti dall'estero, è verosimile che il Governo italiano possa, in un passaggio definito per certi aspetti epocale, permettersi l'inerzia o la mera controfigura di tifoso o suggeritore, quando un'eventuale dipartita di Marchionne significherebbe trasferire sul paese un grave problema di carattere sociale ed economico (gli operai disoccupati da mantenere), e dare all'estero l'idea di un Paese non solo incapace di modernizzarsi ma di arretrare al punto da non riuscire a trattenere le sue capacità produttive, composte da impresa, finanza, e forza lavoro? E' possibile insomma che il Governo possa restare interte o disinteressato attore, se la posta in palio è veramente questa, una partita che a detta degli osservatori ci dovrebbe portare a nuove forme di relazione sindacale, ma nel contempo rischia in caso di vittoria dei no di rigettarci nella notte dei tempi?